L'Italia è diventata il Buon Paese: siamo la nazione europea con più prodotti agroalimentari protetti da una tutela d’origine, esistono almeno 10.000 ristoranti che nel mondo battono bandiera tricolore, gli chef e le specialità del Bel Paese hanno conquistato la pole position internazionale; il crescente successo della cucina ha affiancato il primato della moda e del design di fine Novecento. Per l'UNESCO la dieta mediterranea è diventata patrimonio dell'umanità.
Specificatamente «negli spaghetti, senza esserne coscienti, si mastica qualcosa di Dante», come scrivono Capatti e Montanari in La cucina italiana, ci sono radici lontane che affondano in storie diverse; secondo Giuseppe Prezzolini (in Maccheroni & Co, 1957), gli spaghetti hanno diritto di appartenere alla civiltà italica «come e più» del grande poeta fiorentino: «L'opera di Dante è il prodotto d'un singolare uomo di genio, mentre gli spaghetti sono l'espressione del genio collettivo del popolo italiano, il quale ne ha fatto un piatto nazionale».
LODE ALLA PASTA. Saper cucinare ad arte un piatto di pasta significa aver appreso una parte importante della civiltà italiana. Riuscire a rendere la complessità di una pasta è un passaporto per la conoscenza della cultura italiana e superare i confini della simpatia, per arrivare alla compartecipazione, alla condivisione, alla felicità. La pasta non è un piatto per funamboli, è una materia nobile che deve poter esprimere la sua autenticità, la sua personalità, la sua forza; non può essere eccessivamente arricchita di sapori, senza barocchismi e manierismi, non consente sofisticazioni; è un simbolo di felicità alimentare, è materia viva e come tale va impreziosita e non oppressa, la pasta è godimento.
LODE ALLA PASTA. Saper cucinare ad arte un piatto di pasta significa aver appreso una parte importante della civiltà italiana. Riuscire a rendere la complessità di una pasta è un passaporto per la conoscenza della cultura italiana e superare i confini della simpatia, per arrivare alla compartecipazione, alla condivisione, alla felicità. La pasta non è un piatto per funamboli, è una materia nobile che deve poter esprimere la sua autenticità, la sua personalità, la sua forza; non può essere eccessivamente arricchita di sapori, senza barocchismi e manierismi, non consente sofisticazioni; è un simbolo di felicità alimentare, è materia viva e come tale va impreziosita e non oppressa, la pasta è godimento.
Il firmamento della pasta brilla di stelle seducenti e succulenti, formato dalle sue mille varietà e dagli infiniti modi di cucinarla: asciutta e ripiena, di tante forme, qualità, condimenti, permette di sperimentare senza perdere di vista l'obiettivo finale, mangiare.
C'è chi dice che, una volta condite, tutte le paste sono uguali, non è affatto così, una buona pasta si riconosce anche da cruda, dal colore, svela la qualità del grano, e dalla giusta ruvidità sulla superficie che indica la capacità di trattenere il condimento; una volta calata in pentola, la qualità si riconosce dall'intenso profumo di semola, appena scolata, dall'elasticità e dal suo restare al dente.
La pasta va selezionata in base alle proprietà organolettiche, alla qualità degli elementi impiegati e alla cura posta nei processi produttivi.
Acqua fredda di fonte, semola tratta dal cuore del grano duro, essiccazione lenta a bassa temperatura e con gli stessi metodi di una volta, con il mulino e la sorgente vicina allo stabilimento. In sostanza, la pasta non è altro che acqua e semola; ma è importantissima la lavorazione.
GRANDE ATTENZIONE AL FORMATO. Per la pasta lunga vale la regola: più ricco è il condimento, maggiore deve essere lo spessore della pasta per equilibrare il sugo; per una pasta corta e spessa (come i paccheri) ci vuole una salsa gustosa e di carattere; sempre,ogni boccone deve rappresentare il giusto equilibrio tra quantità di pasta e di condimento. La ricerca del sugo perfetto è quasi una questione filosofica, proprio in una società che non ha più il tempo per prepararlo, perché questa ricerca richiede tempo, molta attenzione e materie prime eccellenti.
Oggi troviamo sughi pronti in barattolo, preparati secondo la tradizione, ci permettono di allestire gustosi piatti di pasta con incredibile rapidità, ma l'importante, è scegliere prodotti di garantita qualità; qualunque sia il sugo usato, sono pochissime le paste che non vanno mantecate, spadellare la pasta è come per una donna dare l'ultimo tocco a un abito: senza l'aggiunta di quel particolare mancherebbe certamente qualcosa.
Asciugare e saltare la pasta in padella è un rito irrinunciabile, fondamentale quanto la cottura al dente, la mantecatura trasforma la pasta in pastasciutta, la farina e l'acqua in un alimento compiuto; bisogna scolare la pasta circa un minuto prima della fine della cottura e versarla nella salsa o nel liquido di condimento ancora un po' fluido, vanno poi cotti insieme, girandoli sempre, affinché l'amido leghi la salsa. Così la pasta potrà impregnarsi bene del condimento ed esprimere al meglio tutto il suo gusto.




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